La casa efficiente taglia i consumi delle famiglie fino del 34%

L'innovazione può tagliare i costi energetici delle familglie italiane fino del 34 per cento. Con una riduzione potenziale di oltre un decimo delle emissioni di anidride carbonica a livello nazionale. Il potenziale insomma c'è, mancano gli strumenti e le politiche di settore per efficientare gli edifici residenziali esistenti.

La stima delle opportunità in ambito energetico è stata oggetto del primo Forum dell'Osservatorio Permanente, istituito da Gdf Suez Energia Italia in collaborazione con The European House-Ambrosetti e il Politecnico di Milano. L'attenzione del Forum si focalizza sui risultati di uno studio delle soluzioni energetiche innovative disponibili sul mercato, che sono state suddivise in tre grandi categorie: quelle finalizzate al risparmio energetico (pompe di calore, controllo solare, home appliances, illuminazione ed elettrodomestici efficienti); le tecnologie per la gestione intelligente dell'energia (energy community, e-mobility, tariffazione dinamica, home management systems, smart metering); i sistemi per la generazione distribuita (fotovoltaico, solare termico, accumulo alternativo e termico, solar cooling, accumulo elettrochimico, mini eolico, caldaie a biomassa, micro generazione).

«Abbiamo eseguito una mappatura di queste tecnologie - ha spiegato Vittorio Chiesa del Politecnico di Milano - calcolandone la diffusione, la sostenibilità economica degli investimenti, le potenzialità di mercato e l'italianità della filiera. I casi economicamente più sostenibili, che trovano anche una buona diffusione sul nostro mercato, riguardano due tipologie di tecnologie: le caldaie a biomassa (per le quali l'Italia è il primo mercato europeo per numero di installazioni, ndr) e l'illuminazione efficiente. Solo il fotovoltaico, in contesti ottimali, diventa conveniente, mentre altre soluzioni necessitano di sostegni politici o incentivi, come ad esempio gli elettrodomestici altamente efficienti. Oppure richiedono il superamento di barriere normative, per esempio per le pompe di calore».

Nello studio sono stati elaborati alcuni scenari al 2020, uno "policy driven" aderente alle misure previste dal Piano di azione per l'efficienza energetica, uno "prudenziale" e uno "ottimistico" in base ai diversi tassi di penetrazione delle nuove tecnologie: nel migliore dei casi la spesa energetica totale delle famiglie potrebbe diminuire del 34% nel 2020. Se le imprese adotteranno una visione integrata capace di sfruttare la totalità delle tecnologie disponibili per soddisfare i fabbisogni degli utenti, il risparmio annuo conseguibile, al 2020, potrebbe essere di oltre 70 TWh. Attraverso soluzioni di generazione distribuita, si potrebbe arrivare a circa 80 TWh addizionali di energia annua autoprodotta, con investimenti potenziali da qui al 2020 pari a quasi 290 miliardi di euro. «Esistono già in Italia – ha dichiarato Aldo Chiarini, amministratore delegato di Gdf Suez Energia Italia - tecnologie disponibili in ambito energetico ed economicamente sostenibili che, se adottate efficacemente, avrebbero un impatto anche sul "sistema Paese": un euro di minor costo energetico significherebbe due euro di maggior domanda interna».

Esistono però delle barriere rilevanti, anche non economiche. «L'energia innanzitutto non è il core business – afferma Paolo Borzatta di The European House - Ambrosetti – e a fronte di benefici aggregati importanti, singolarmente i valori in gioco sono marginali. Si parla di circa 150, massimo 240 euro, potenzialmente risparmiati per famiglia all'anno. Inoltre due terzi degli italiani hanno un orientamento "distante dalle tecnologie", gli interventi sono complessi e le filiere industriali non sono ancora sviluppate sul territorio».

Infine, a questo proposito, una ricerca presentata la settimana scorsa da Renato Mannheimer di Ispo illustra come due terzi delle famiglie intervistate si dichiarino interessate e incuriosite dall'adozione delle soluzioni innovative in ambito energetico, ma metà di loro ha ancora l'impressione di non saperne abbastanza.

Ben l'80% del campione dichiara di utilizzare sempre lampadine a risparmio energetico, il 76% di provvedere con regolarità alla pulizia e manutenzione della caldaia, il 71% di usare lavatrici o lavastoviglie a temperature basse, il 67% di contenere i consumi di acqua calda e il 66% di mantenere d'inverno la temperatura entro i 20 gradi. «Molti, però, sono frenati dall'ipertecnicismo e spaventati dalle nuove tecnologie», ha specificato Manhaimmer. Lo stesso accade con le energie rinnovabili: le fonti più conosciute risultano essere ancora il solare e l'eolico, mentre sono ancora pochi quelli che parlano di energia idroelettrica, geotermia, biomasse e di energia prodotta da onde e maree.

By Il Sole24Ore